Alea iacta est

di Clemente Pansa   

  

E già, il dado è tratto.

Ormai è notizia diffusa e confermata che i Carabinieri hanno avviato un’indagine a seguito di quelle voci che si sono levate sollevando forti dubbi, probabilmente a ragione, sulla sparizione di parte del materiale divelto dal Lungomare Dalmazia nel corso dei lavori di realizzazione del progetto così detto del “Fronte Mare”.

Questo sarà l’ultimo articolo che LiberiamoMola pubblicherà in merito a questa squallida vicenda, perché ormai è ora che tacciano le fonti di informazione per fare spazio e non intralciare (forse qualcuno avrebbe addirittura in animo di “depistare”) il delicato ed importante lavoro degli investigatori.

Torneremo a scrivere, se da questa indagine emergerà qualcosa di interessante e sarà resa nota, oppure, se dovessimo venire a conoscenza di fatti nuovi che potrebbero avere anche rilevanza nelle indagini stesse, nel qual caso, non esiteremmo a fornire direttamente agli inquirenti ogni notizia in nostro possesso.

Fatta questa premessa doverosa e necessaria, desideriamo, prima di concludere il nostro intervento di informazione, fare qualche piccolissima e breve considerazione.

Riepilogare i fatti successi finora è cosa del tutto inutile e superflua. Ormai tutti, ma proprio tutti, sanno di cosa stiamo parlando.

Qualche giorno fa, esattamente il 27 settembre, nel corso di un Consiglio Comunale, in risposta ad un’interrogazione del Consigliere Stefano Gaudiuso, l’Ing. Nicola Massimo Enrico PAPEO, Assessore con delega ai Lavori Pubblici, Sviluppo sostenibile, Patrimonio cimiteriale, Demanio marittimo e Decoro Urbano, ha sostenuto di aver promosso un’indagine conoscitiva dopo che notizie di stampa avevano suscitato un gran fermento intorno alla storia delle chianche del lungomare scomparse.

Con tutto il rispetto dovuto all’ottimo professionista, ci permettiamo, molto sommessamente, di fargli rilevare che le notizie di stampa cui egli fa riferimento, segnalavano un reale pericolo che le chianche potessero “cambiare residenza”, in quanto, nella custodia delle medesime era completamente assente ogni precauzione necessaria per proteggere quel materiale da eventuali propositi di “asportazione” da parte di qualche malintenzionato.

E, al 27 settembre, dalla data in cui, per primo, LiberiamoMola ha sollevato il problema (4 febbraio 2009), sono trascorsi ben 19 mesi!

Dunque, avviare «un’indagine conoscitiva» dopo che la notizia di stampa si è tramutata in notitia criminis, ci pare davvero singolare.

Forse, il pur ottimo Assessore Ing. Papeo, avrebbe dovuto segnalare alle Autorità di Polizia quei sospetti per fermare immediatamente qualsiasi velleità da parte di altri male intenzionati a far assottigliare ancor più quel prezioso bottino, altro che indagine conoscitiva.

Forse avrebbe dovuto imporre alla ditta custode (?) e guardiana (?) di quel materiale, una  maggiore sorveglianza per evitarne i furti, ma invece… 

Purtroppo è andata così. Del resto di questi comportamenti ovvero di omissioni, in un’indagine in corso, bisognerà dare spiegazioni, prima ancora che alla cittadinanza, agli organi investigativi. E siccome noi abbiamo in essi la massima fiducia… In bocca al lupo!

Ma torniamo alle nostre considerazioni.

Prima, però, di fare un passo indietro alla seduta del Consiglio Comunale del 22 luglio scorso, una curiosità di carattere giornalistico.

Tutti gli organi di informazione (giornali, Blog, Siti internet) hanno riportato, più o meno ampiamente, un resoconto delle interrogazioni fatte al Consiglio Comunale del 27 settembre.

Solo “FAX” nell’ultimo numero, ha riportato addirittura due volte una lettera (in pagine diverse) sulla scomparsa degli oleandri dalla vecchia Statale 16 in direzione Bari, ma non ha speso una sola parola sulla “scomparsa” delle chianche e dell'altro materiale, dal Lungomare.

Honi soit qui mal y pense (sia vituperato chi ne pensa male)…

Dunque, dicevamo del Consiglio Comunale del 22 luglio. Riportiamo uno stralcio del lungo intervento del Sindaco:

«… è il caso di non dare tanto adito a chi, non avendo nulla da fare, perde tempo a fare queste insinuazioni, queste illazioni. Purtroppo non possiamo impedire a nessuno, e questo mi porta indietro con la memoria di qualche settimana, non possiamo impedire che ognuno manifesti liberamente il proprio pensiero, la sua predisposizione… no… Si mette a raccontare le frottole che vuole, ma non è detto che uno che racconta frottole debba essere necessariamente ascoltato… Si può dire, purtroppo, fino a prova contraria, poco o quanto nulla. Ognuno deve essere, insomma, responsabile di quello che dice. Quindi chi fa insinuazioni, circa l’appropriazione di questo o quell’oggetto, se ne assume la responsabilità in solido in prima persona, perché non credo che questo sia stato mai detto né dal Sindaco e né da qualsiasi altro amministratore di questa maggioranza. Se poi qualcuno l’ha fatto è bene che venga denunciato… venga denunciato, ma non mi pare d’aver sentito cose in questo senso … … … Fino a quando non ci sarà la rendicontazione totale, la chiusura dei lavori, noi non possiamo contestare, contestare, nulla a nessuno, perché è una previsione del Capitolato speciale d’appalto. Quindi, il recupero delle chianche, la catalogazione, la pulizia e la messa in custodia, è previsto dal capitolato d’appalto. Quindi è evidente, salvo poi ricostruire, caro collega Gaudiuso, perché le risposte vanno date, ma vanno date con la responsabilità di chi dice una cosa perché quella è. Non ci deve essere il dubbio, a distanza di un mese o di due mesi di dire “Ah, però poi è venuta fuori questa situazione…” Questo non è possibile in un Consiglio Comunale. Perché ci si assume delle responsabilità precise. Così come nel recupero di queste carte e dichiarazioni, ho recuperato una nota inviata dalla Società Adriatica Conserve, che è quella che si era offerta disponibile a mettere a disposizione un sito che però dichiara e questo quindi è agli atti perché protocollato il 9 febbraio 2009 – nove febbraio duemilanove! – non gennaio 2009, stiamo parlando di un anno e mezzo fa… il quale dichiara: “Con la presente nota, il sottoscritto, nella sua qualità di amministratore unico, esercente attività … …. autorizza, in via del tutto gratuita, il Comune di Mola di Bari ad utilizzare l’area in oggetto menzionata per uso deposito di pietre e basolati provenienti dai lavori di demolizione e scavo in corso presso il Baby Park in Lungomare Dalmazia. Resta inteso che il consenso viene rilasciato per uso temporaneo senza nulla a pretendere e con a carico del Comune di Mola di Bari di ogni e qualsiasi responsabilità di carattere civile e penale per danni a terzi e/o a cose che potrebbero derivare dall’uso dell’area in oggetto. Il consenso è altresì vincolato alla restituzione dell’area nello stato di fatto in cui viene per l’occasione consegnata al Comune».

L’intervento del Sindaco prosegue ancora, ma noi ci fermiamo qui, perché le parole riportate sono più che sufficienti per sviluppare il nostro ragionamento, ovviamente, dal nostro punto di vista con le relative conseguenze di assunzione di responsabilità “in solido” come dice il Signor Sindaco.

Innanzitutto, e non vogliamo che passi come una battuta, perché riteniamo sostanziale e non formale e superficiale, l’affermazione del Sindaco (un lapsus freudiano?) quando dice che “Purtroppo non possiamo impedire a nessuno che manifesti liberamente il proprio pensiero…“. Come “purtroppo”, Sindaco? Che vuol dire, che se potesse impedirebbe ai cittadini l’esercizio del diritto sancito dall’art. 21 della Costituzione? E perché mai? Perché “raccontano frottole” e “non è detto che uno che racconta frottole debba essere necessariamente ascoltato?”.

E chi lo stabilisce se quello che il cittadino racconta siano o no delle frottole? Intanto, Signor Sindaco, un consiglio. Ascolti tutti e lasci giudicare dagli avvenimenti se di frottole si tratti oppure no.

Visti gli sviluppi della situazione, ci pare davvero improbabile, però, che di frottole si sia trattato.

Detto questo, procediamo.

Il suo discorso, Sindaco, è perfetto e non fa una piega, se le cose, però, stessero così come ce le ha raccontate! Peccato, invece, che non è così.

Lei sostiene, a ragione, che la verifica va fatta a fine lavori, però tale verifica è possibile solo se nel Capitolato Speciale d’Appalto, fossero stati indicati dei dati più precisi.

Ci spieghiamo meglio.

Dalla lettura di questo importantissimo documento, non ci sembra sia stato fatto un inventario dettagliato per ciascuna tipologia di materiale “scaricato” nell’area messa a disposizione dalla Società Adriatica Conserve, in quanto, si legge nel capitolato, si fa riferimento ad una generica quantità, stimata in 1700 mq, che comprende chianche, basole colonnine ed altro non meglio identificato.

Ma se non è stato scritto da nessuna parte (e non immaginate quanto sarebbe gradita una smentita) quante sono state le chianche divelte, quante le basole e quante le colonnine, come è possibile, “alla fine dei lavori” fare un inventario? Su che cosa lo facciamo l’inventario, se non sappiamo cosa (oggetti ed il loro esatto numero) inventariare?

E ci fermiamo qui perché non è nostro compito scendere minuziosamente nei particolari. A questo penserà l’inchiesta avviata dalla Magistratura. La nostra precisazione, però, l’abbiamo ritenuta doverosa perché non vogliamo passare per imbecilli che si bevono ogni tipo di spiegazioni o giustificazioni su avvenimenti anche piuttosto delicati. Spiegazioni e giustificazioni legittime da parte di chi le fornisce, ma sempre nel rispetto di chi le ascolta e  preferibilmente senza offenderne le capacità intellettive.

Tanto era dovuto e, prima di concludere, un’ultima osservazione.

Visto il clima incandescente che sta investendo la vicenda chianche, abbiamo il fondato sospetto che qualcuno, diciamo così, "in difficoltà", abbia tutto l’interesse a “buttare in vacca”, come si suol dire, tutta la faccenda.

È del tutto evidente che se parte un’ inchiesta della Magistratura (e ormai la cosa a Mola è di dominio pubblico, infatti chi non ha visto i Carabinieri recarsi negli Uffici del Comune? Non sono mica andati a farsi rilasciare un certificato di residenza o uno stato di famiglia, no?) è perché o il Comune o qualche Cittadino ha sporto denuncia. Tertium non datur.

E poiché nutriamo forti sospetti che l’iniziativa non sia partita da Via de Gasperi…

Ora, chi ha qualcosa da temere o da nascondere, ha tutto l’interesse a far passare questa “azione” come un’operazione di stampo para-poliziesco o para-giudiziario.

Ribadiamo con forza che così non è, in quanto si è trattato del gesto di un Cittadino che ha mostrato coraggio per essersi esposto in prima persona, a dimostrazione di possedere un grande senso civico (che è mancato a molti altri) ed al quale ognuno di noi deve essere grato poichè è stato il solo a dare prova di avere a cuore il bene della sua Cittadina e di impedire che quel prezioso materiale prendesse il volo verso lidi “privati” dopo essere stato, per quasi un secolo, patrimonio comune.

Detto questo, respingiamo ai mittenti ogni tentativo di attribuire alla vicenda un significato diverso da quello riconducibile al senso civico e diffidiamo chiunque dall’affermare il contrario… a meno che quel “chiunque” non appartenga alla schiera di quegli sciagurati che, probabilmente, hanno beneficiato illecitamente di quel materiale.

In questo caso, consentiremo loro di esercitare in pieno il diritto previsto dall’art. 21 della Costituzione, senza frapporre alcun “purtroppo”, come avrebbe fatto il Sindaco, riservando, tuttavia, a noi, il diritto di considerare “frottole” le loro elucubrazioni mentali rivolte al depistaggio della verità.

Ed ora, davvero per concludere ed in attesa degli eventi, tanto per guardare al futuro, siamo lieti di ricordare che a breve (all’inizio di novembre), scadono i "180 giorni" che il Sindaco si era concesso come termine ultimo per la realizzazione delle cose più urgenti e necessarie al Paese.

Faremo, a tempo debito, un attento esame di ciò che risulterà realizzato, rispetto a quanto promesso.

Nel frattempo siamo un po' meno lieti di segnalare che tra pochi mesi il Sindaco comunicherà di dover esser costretto ad aumentare la tariffa dovuta dai Cittadini per lo smaltimento dei rifiuti urbani, per necessità urgenti ed impellenti di cassa.

Questa notizia, se sarà confermata, susciterà le giuste ire della popolazione. E perché? Vi chiederete.

Perché i Cittadini, tutti, desidererebbero pagare meno tasse. É ovvio e non per un capriccio.

Desidererebbero pagare di meno - e la cosa non sarebbe impossibile - se solo le tasse le pagassero tutti.

E mentre aspettiamo un approfondimento sugli appalti pubblici gestiti dalle passate Amministrazioni comunali, ci vien da chiedere: "Ma il Sindaco intende o meno far eseguire un capillare censimento di chi paga la tassa in paese ed in campagna?"

Sarebbe decisivo, non solo al fine di reperire maggiori risorse in termini di quattrini, ma soprattutto perchè "pagando tutti" potremmo tutti "pagare di meno"!!

Se in paese ci sono ancora molti furbacchioni che non pagano la tassa sui rifiuti, o pagano meno del dovuto, nell’agro molese è plausibile affermare che detta tassa venga pagata solo dal 20-30% di chi dispone di una “torre”, di una o più stanze, di una villa eccetera.

Allora, Sindaco, lo vogliamo avviare un controllo accurato, un censimento “incrociando” i dati delle utenze, per esempio, al fine di stanare i tantissimi evasori? In questo la tecnologia ci aiuta, gli strumenti ci sono, basta solo trovare la "volontà politica". Ma questa sta a lei scovarla e tirarla fuori, perché è da questo, "purtroppo", come direbbe Lei, si misura il cambiamento o la continuità con l’andazzo passato.

Aspettiamo risposte e Lei si aspetti da noi altre domande, su questo e su molto altro.

"Purtroppo", per il bene di Mola!

 

 

 

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