STORIE DI POLITICA E DI DONNE

di Tommaso Francavilla - Fonte: www.aziendabari.it

 

Ebbene sia. Diamo per scontato che il nostro Presidente del Consiglio abbia una vigorosa ed inesausta passione per le donne e che la soddisfi ampiamente.

Quel che è certo è che non sarebbe né il primo né l’ultimo dei grandi protagonisti della storia d’Italia ad esserne felicemente afflitto.

A cominciare da tutti e quattro i “Padri della Patria”, ossia dal quartetto Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi e Mazzini dei nostri remoti studi scolastici.

Vittorio Emanuele II, apprezzava, in particolare, le procaci contadinotte del suo Piemonte e non se ne faceva comunque sfuggire una, purché respirasse. Cavour era un impenitente libertino che passava spietatamente da un’amante sofisticata all’altra fino ad indurne una al suicidio e ad infilarne un’altra, la nota Contessa di Castiglione (che era anche sua nipote e che condivideva con il Re), nel letto di Napoleone III, propiziandovi la II e determinante Guerra di Indipendenza. Mazzini non gli era da meno, avendo disseminato nel corso dei suoi esìli nell’intera Europa, cuori infranti e figli abbandonati.

E chi sa che l’eroica Anita era originariamente la moglie di un altro, e che l’”Eroe dei due mondi” seppe molto ben consolarsi della sua tragica scomparsa?

Nell’Italietta umbertina, nonostante gli ufficiali rigori vittoriani, il primo a correre entusiasticamente “la cavallina” era Umberto I in persona. Nel pieno dello scandalo della Banca Romana, Giovanni Giolitti consegnò platealmente al Presidente della Camera un “piego” in cui - tra altri documenti che lo discolpavano, inguaiando il suo avversario Francesco Crispi - c’era una lettera della moglie di questi che intimava al padrone della casa romana in cui Crispi dimorava, di “non portare più puttane a Don Ciccio”. Né Giolitti aveva a tal riguardo molte lezioni da dare, essendo anch’egli un assiduo frequentatore di bordelli, secondo peraltro un costume che soltanto l’infausta legge Merlin ha infranto.

Su Mussolini è perfino inutile soffermarsi, era quasi certamente bigamo mentre l’elenco delle sue amanti note, ed anche dei suoi figli più o meno occulti, continua ad allungarsi all’infinito. Nelle brevi pause della sua attività di governo si concedeva, con signore di passaggio, rapidissimi amplessi, nei quali, si dice, non si sfilasse nemmeno gli stivali... L’ultima e più innamorata delle delle sue amanti gli morì anche eroicamente accanto.

Delle distrazioni sessuali della prima parte della Prima Repubblica, soggetta ad una forte censura clericale, è filtrato poco, ma non tanto da nascondere – per esempio - le frequenti scappatelle di un Presidente della Repubblica come Giovanni Gronchi (mentre anche il suo futuro successore Sandro Pertini non se la passava male), o l’omosessualità di due Presidenti del Consiglio, uno dei quali pare anche legato ad un vicino Ministro e l’altro addirittura dedito in privato ai trasferimenti, prima di essere in tarda età beccato in una storia di coca. L’omosessualità era poi ampiamente diffusa tra le virago del movimento femminile della “Balena bianca”.

Né potevano prodursi in lezioni di moralità i vertici del PCI, che le loro donne ed in genere i loro cari li facevano parlamentari, alternando al riguardo mogli ed amanti, e stabilizzando negli scranni di Montecitorio e di Palazzo Madama fratelle et similia.

L’amante e futura moglie di Togliatti, è diventata addirittura Presidente della Camera, passando per grande donna senza che nessuno abbia mai spiegato perché. In Parlamento l’aveva preceduta la prima moglie del Migliore, poi liquidata senza troppi scrupoli insieme ad un figlio dispersosi misteriosamente in qualche casa di cura. Anche il suo successore, Luigi Longo, fece deputate prima l’orrida moglie Teresa Noce e poi la più piacente compagna; Pajetta la moglie, la compagna Miriam Mafai ed il fratello Giancarlo.

Berlinguer, più morigerato, preferì sistemare il fratello Giavanni e i due cugini Luigi e Sergio. La moglie di Occhetto, Aureliana Alberici, era inevitabilmente senatrice com’è deputata la moglie di Fassino, Anna Serafini. Anche l’un tempo bellissima Luciana Castellina era in realtà la moglie di Alfredo Reichlin, come D’Alema è il figlio della potentissima segretaria di Togliatti e di un autorevole parlamentare togliattiano, mentre nell’attuale Parlamento siede la compagna di Bassolino. E poi si scandalizzano di fronte a qualche bella euro-parlamentare altrui.

I favolosi “anni ‘80” furono segnati dai noti appetiti sessuali di Craxi e dei suoi collaboratori, mentre Cicciolina entrava trionfalmente a Montecitorio sull’onda della filosofia libertina bisex di Marco Pannella, di cui si narrano legami con splendidi dirigenti del suo Partito, uno dei quali destinato ad una luminosa carriera politica. In quegli anni conquistava per la prima volta il proscenio, un giovane poeta barese che sulla omosessualità avrebbe costruito una carriera, e che inneggiava alla libertà sessuale assoluta, senza nemmeno troppi scrupoli sull’età dei liberandi.

Nella Seconda Repubblica, Antonio Di Pietro, assegnatario a titolo gratuito negli anni gloriosi di “Mani Pulite” di una bollente garconniere al centro di Milano, è stato recentemente fotografato con una esplosiva donna dello spettacolo.

Pare invece che l’unico condannato alla castità, in un mondo in cui quelli che un tempo erano “vizi privati” sono diventati costume diffuso alla luce del sole, debba essere Silvio Berlusconi, le cui debolezze verso le donne, secondo i novelli bacchettoni di una sinistra sempre più bigotta, addirittura squalificherebbero l’Italia nel mondo.

Lo svariato numero delle amanti di Kennedy ivi compresa la povera Marilyn, o la sotto-scrivania di Clinton, o le distrazioni di Re Juan Carlos e dei principi e delle principesse inglesi, o le quattro mogli ecc. di Shroeder e la lunga storia dell’attuale “première dame” di Francia sono irreprensibili esempi di senso dello Stato.

 

 

 

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