Una lettera gradita

   

Non è certo nostra abitudine cedere alle lusinghe o crogiolarsi per commenti positivi che possono arrivare da chi, a vario titolo, frequenta e legge le notizie del nostro Sito.

Sarebbe solamente un biasimevole esercizio di vanagloria.

Al contrario, però, se le testimonianze di solidarietà e manifestazioni di stima arrivano per aver fatto o detto qualcosa di interessante e dai più condiviso, beh, allora non possiamo più parlare né di vanità, né di spocchia , né di boria, ma più semplicemente di un riconoscimento della validità delle nostre tesi espresse.

Ed è proprio con questo spirito che pubblichiamo, volentieri, una lettera pervenutaci stamattina dal nostro Concittadino, Pino Castellana, lasciando ai nostri Lettori ampia facoltà di interpretare le parole di Castellana ed il loro significato nel contesto da cui esse sono scaturite.

Inutile dire che siamo altrettanto pronti a pubblicare lettere di critiche, purché stilate con garbo e che non contengano offese gratuite perché riteniamo che il confronto civile fra opinioni diverse serva ad aiutare e migliorare il rapporto fra le persone.

Lo Staff di LiberiamoMola. 

 

LA LETTERA

 

Egregio Direttore, Clemente Pansa,

non ho remora alcuna nel prendere tastiera e monitor e scrivere a “Liberiamomola”, al fine di commentare il Suo autorevole commento, a margine della lettera stizzita con la quale il Sindaco molese Diperna Stefano si dichiara disgustato ed amareggiato.

Questo Suo commento fa onore alla Sua raffinata onestà intellettuale, nonché alla Sua ormai manifesta appartenenza ad una “specie” rara da incontrare: Lei non è una persona “comune”. Personalmente, ritengo che la vita vissuta in una dimensione non provinciale e, quindi, non riduttiva, conferisca attributi di specialità.

I provincialotti che si pavoneggiano qui e là, relegando la propria esperienza di vita a mere gratificazioni da autocelebrazione bacchettona (i luoghi comuni, il facile indignarsi, l’”onorabilità”, il falso pudore, la chiusura al nuovo del secondo e terzo millennio, il “komheinismo” verbale e di gestione del potere, etc.), non sono in grado di distinguere e di valutare, bensì si muovono nell’angoscia della critica costruttiva e di una inevitabile carognata che, si sa, accompagna inevitabilmente la vita privata quando quest’ultima si confonde con la vita pubblica.

Cosa avrei dovuto fare io, quando il Diperna -durante un Consiglio comunale- ha affermato che chi scrive sulla sparizione di chianche NON HA NULLA DA FARE? Avrei dovuto menarlo? No, ho sorriso in aula, poi ho continuato a scrivere, per dimostrare ai “votatori” del Diperna che costui ha detto una fesseria: i fatti mi danno ragione, danno ragione a Lei, bravo Direttore, Direttore senza padroni e non pennivendolo.

Non avere padroni, non leccare il culo, sono segni di libertà.

Poiché i servi ed i leccaculi, ruffiani, bacchettoni e servi dei servi si annidano sotto tutte le bandiere, dietro ogni incarico, al solo fine di perseguire interessi personali, per avere un appalto in più, un posto di lavoro strisciando nel codazzo di corte, cortigiano senza midollo e con tanta ipocrisia.

Incazzato nero, rosso di vergogna, …bianco dalla paura di finire nella cacca.

Il tempo è galantuomo.

 

Pino Castellana

Bari, 22 ottobre 2010 – ore 8.48

 

 

 

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