
A proposito di scuola
di Clemente Pansa
A proposito di Scuola,
vorrei anch’io dire la mia.
Premetto, innanzi tutto, di non essere molto informato, se non a grandi
linee, sulla “Riforma Gelmini”, ma non è del merito che voglio parlare.
Sono certo, però, che in Italia, la Scuola, di ogni ordine e grado,
necessita di una “sistematina”.
In particolar modo, io ritengo che l’Università abbia molto bisogno di
una regolamentazione più radicale per mettere poi il Governo pro-tempore
nelle condizioni di non avere alcun alibi se ometterà di finanziare la
ricerca oppure opererà tagli là dove non era il caso di farli…
Il mio intervento vuole essere di principio e non di merito, dunque.
Ma procediamo con ordine.
In queste ore sta montando una forte protesta da parte degli studenti,
spalleggiati dai soliti noti, contro l’uso della forza pubblica nelle
occupazioni (o okkupazioni, come qualcuno ama definirle!)
È il caso di ribadire, ancora una volta e per evitare fraintendimenti,
che non voglio entrare nel merito dei problemi da cui queste proteste
scaturiscono, bensì nel merito con cui queste ultime vengono attuate.
Esiste o non esiste nel Paese la legalità? Siamo o non siamo tutti
d’accordo che una condizione di legalità debba contraddistinguere una
Nazione civile? Vogliamo o no vivere in un Paese dove le regole debbano
essere rispettate da TUTTI ? Bene, se la risposta a queste semplici
domande è “si” e diversamente non può essere, allora tutti dobbiamo
domandarci: chi occupa e, quasi sempre, nel corso dell’occupazione
provoca danni anche gravi all'edificio (pubblico) occupato, commette o
no reato?
E gli edifici scolastici entrano nel novero degli edifici pubblici?
Bene, allora basta intenderci su questo principio. Se chi occupa,
qualunque siano le motivazioni che lo spingano a quell’azione, commette
reato, allora l’intervento della forza pubblica, da chiunque venga
richiesto, o anche spontaneo, è legittimo e non può essere oggetto esso
stesso di protesta da parte di chicchessia!
I motivi della protesta, qualunque essi siano, non possono giustificare
azioni illegali e chiunque appoggi, favorisca od incoraggi tali azioni,
od anche semplicemente le approva o le condivida, ne diventa complice,
correo.
Ovviamente tutto questo, però, non vuol dire che agli studenti sia
impedito di protestare.
Ci mancherebbe. In un Paese democratico come il nostro, impedire una “sacrosanta protesta” studentesca equivarrebbe, come minimo, a subire per tutta la vita l’onta di appartenere a quella categoria composta da sovversivi, autoritari, prepotenti, antidemocratici, arroganti, spietati, intolleranti, illiberali… insomma, per dirla con una sola parola: FASCISTI!
Ed io credo, che in un
Paese, appunto, democratico, nessuno se la sentirebbe di essere colpito
da una sì pesante maledizione!
O no?
Ciò vuol dire, dunque, che i diritti vanno rispettati. Si, ma i diritti
di tutti. Anche quelli di coloro i quali che, a prescindere dalla
condivisione o meno della riforma, vogliono continuare ad andare a
scuola e studiare.
Sapete, la Scuola Superiore, per le famiglie italiane, non è gratuita.
Ha un costo e questo costo è riscontrabile nel pagamento delle tasse,
nell’acquisto dei libri, nelle spese di abbonamenti vari per gli
spostamenti dalla propria abitazione verso la scuola (che non sempre si
trova sotto casa) oltre che è riscontrabile in altre spese, forse anche
meno importanti, ma che, comunque, incidono sensibilmente sul bilancio
familiare.
Ora chi sostiene tutte queste spese, ha il sacrosanto ed inviolabile
diritto ad usufruire della Scuola; nello specifico: dei suoi locali, dei
suoi docenti, dei suoi laboratori, delle sue palestre e via andare.
Se la scuola è occupata, tutti questi “diritti” sono, ovviamente,
negati… e allora?
Ed allora va bene la discussione, va bene l’opposizione alla riforma, va
bene il dissenso, va bene tutto, ma fuori dalle scuole.
Va bene per la strada.
Va bene nelle piazze.
Va bene davanti al
Ministero della Pubblica Istruzione a gridare slogan contro il Ministro
di turno che vuole sovvertire il diritto allo studio…
Va bene tutto, ma per favore, rispettiamo i diritti di chi vuole
continuare, responsabilmente, a fare il proprio mestiere, vale a dire
quello dello studente, quello dell’insegnante, quello dell’operatore
scolastico, senza prepotenti interferenze da parte di pseudo-democratici
che con il loro comportamento si rivelano, come autoritari, invadenti,
antidemocratici, tirannici, arroganti, presuntuosi, tracotanti… insomma,
in una sola parola: FASCISTI!
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