Non perdiamole di vista 4

di Clemente Pansa

 

L’epilogo riguardante l’incresciosa vicenda della sparizione delle basole e delle colonnine di pietra che un tempo ornavano (è il caso di ricordarlo) il nostro ex lungomare, sembra davvero essere ancora molto lontano.

Nonostante dal nostro Sito si siano immediatamente levati pressanti inviti diretti all’Amministrazione Comunale affinché vigilasse sulla destinazione e su eventuali usi impropri di quel prezioso ed appetibile materiale, ad oggi, dopo svariati mesi dallo smantellamento di quello che fu il Baby Park e lo storico lungomare, non solo l’accorato appello è rimasto inascoltato, ma sono altresì rimaste inascoltate le ripetute richieste di spiegazioni da parte del Sindaco pro tempore sull’ubicazione e sull’utilizzo fatto di quel materiale.

Non vi è ombra di dubbio che oltre alla parte politica (Sindaco ed Assessore con delega al Patrimonio), ravvisiamo anche pesanti responsabilità da parte del Personale Amministrativo che aveva il compito di gestire il patrimonio del Comune di Mola e, quindi, dei Cittadini, come un buon padre di famiglia.

Cosa che, a nostro avviso, riteniamo non essere avvenuta.

Per memoria di tutti ricordiamo che quando parliamo genericamente di “materiale”, ci riferiamo ad un quantitativo significativo di basole e colonnine che un tempo recintavano l’intero lungomare da Portecchia fino alla Capitaneria di Porto; una fontana in ghisa dell’Acquedotto Pugliese del 1919 posta sul piccolo slargo di fronte al Lungomare, alla confluenza con Via Carlo D’Angiò; un cannone, un’elica di un quadrimotore, un’ancora ed un paio di colonne (probabilmente di epoca romana), queste ultime, insieme all’elica, il cannone e l’ancora, costituivano parte dell’arredo all’interno dell’ex Baby Park.

Troviamo molto singolare ed alquanto inopportuno non solo il silenzio dell’ex Sindaco, il quale non si è mai degnato di spendere una sola parola in merito alla querelle sollevata, ma anche l’immobilismo della allora “opposizione” che con il suo comportamento attendista e per niente operativo, si è resa complice di eventuali mancanze che hanno favorito la sparizione di tutto quel ben di Dio.

Ora la coalizione che governa questo Paese è quella stessa che ieri sedeva nei banchi della minoranza.

L’appello di LiberiamoMola, terminate le elezioni, è immediatamente partito, purtroppo inascoltato, verso di essa, ma, come il suo predecessore, anche l’attuale sindaco ha scelto la strada del silenzio.

Desideriamo sommessamente far notare al nuovo Sindaco che i Molesi sono “Cittadini” di un Paese che non merita una simile indifferenza da parte degli Amministratori e vogliamo altresì sommessamente ricordare al neo Sindaco che costoro oltre a non essere “sudditi” di nessuno, sono i legittimi proprietari di beni di cui si stanno chiedendo delucidazioni. Inoltre, essi hanno una dignità che deve essere rispettata e da questo rispetto non è esentato nessuno, neanche il primo cittadino!

LiberiamoMola rappresenta una numerosa Comunità che da troppo tempo è in attesa di conoscere la verità sulla destinazione e l’utilizzo che si è fatto di quel materiale, magari, visto che siamo in tema, non sarebbe male fare qualche domanda in giro per capire che fine hanno fatto le chianche che un tempo pavimentavano le strade del Centro Storico e tutte quelle viuzze caratteristiche e che sono state sostituite con altra pavimentazione, diciamo così, più moderna.

Per le risposte a queste domande, sono stati concessi tempi ragionevolmente sufficienti per fornire spiegazioni che non sono mai arrivate.

È giunto, dunque, il momento di passare ai fatti.

A brevissimo partirà una segnalazione-denuncia indirizzata al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e di tutta la vicenda verrà informato il Comando dei Carabinieri addetti alla Tutela del Patrimonio Culturale. Evidentemente il Sindaco e la sua Giunta preferiscono parlare con le Autorità (del resto non ne possono fare a meno) piuttosto che con i loro Concittadini e noi siamo felicissimi di accontentarli.

Noi, restiamo fiduciosi in attesa e per rendere più agevole il compito di quelle “Autorità”, riassumiamo un po’ di date utili per una maggiore comprensione di questa squallida vicenda che solo se ci fosse stata una maggiore considerazione dei Cittadini avrebbe potuto avere un epilogo diverso.

Ai link segnalati è possibile reperire materiale fotografico probatorio.

 

 

P.S.: Alcuni nostri Lettori giurano che le chianche del Lungomare  sono state utilizzate per pavimentare una struttura privata in Contrada Santo Stefano a Castellana Grotte. Naturalmente non diamo la notizia per scontata, ma una verifica, a questo punto, diventa doverosa.

Chi ha l'autorità per farla, è bene che si muova, prudentemente, ma si muova!

 

 

Alcune immagini

 

 

 

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